Tumore alla mammella triplo negativo metastatico e trattamento con Sacituzumab govitecan


Il tumore alla mammella triplo negativo ( TNBC ) rappresenta circa il 15% dei casi di neoplasie mammarie ed è caratterizzato da un’elevata aggressività ed eterogeneità e con una prognosi infausta.

Mentre per il tumore alla mammella ER positivo (ER+) e HER2 positivo (HER2+) sono disponibili terapie mirate, per il tumore mmmario triplo negativo la chemioterapia rimane lo standard di cura. Per i pazienti con tumore TNBC metastatico, la durata della risposta alla chemioterapia è spesso breve, con un tasso di risposta obiettiva (ORR) di circa 20-30% e una sopravvivenza globale (OS) mediana di circa 12-18 mesi.

Per il trattamento farmacologico del cancro al seno triplo negativo, in forma metastatica, sono stati intrapresi notevoli sforzi per lo sviluppo di trattamenti innovativi e l’identificazione di biomarcatori molecolari volti a migliorare la sopravvivenza globale e la qualità di vita delle pazienti.

In base all’espressione di PD-L1, è possibile selezionare le pazienti che hanno maggiori probabilità di beneficiare dell’associazione tra un inibitore del checkpoint immunitario (ICI) e la chemioterapia nel contesto metastatico. Quasi il 15% delle pazienti con tumoreTNBC presenta una mutazione germinale di BRCA1 e/o BRCA28. Queste pazienti traggono beneficio dagli inibitori PARP ( poli(ADP-ribosio) polimerasi ), come Olaparib e Talazoparib, con un aumento della sopravvivenza libera da progressione significativo rispetto alla chemioterapia standard.

Sacituzumab govitecan ( Trodelvy ) è un anticorpo farmaco coniugato (ADC) monoclonale umanizzato diretto contro l’antigene di superficie delle cellule trofoblastiche umane ( Trop-2 ) espresso nel 90% circa del tumore TNBC, associato a SN-38, metabolita attivo dell’Irinotecano e inibitore della topoisomerasi I.

L’approvazione di Sacituzumab govitecan fa seguito ai risultati dello studio di fase III ASCENT, che ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) e della sopravvivenza globale mediana rispetto alla chemioterapia standard nelle pazienti con tumore TNBC metastatico che avevano ricevuto almeno due regimi di chemioterapia per la malattia avanzata.

E' stato presentato il caso di una donna precedentemente diagnosticata con tumore LUMINAL B (ER-positivo; HER2-negativo) e trattata con intento curativo, che ha sviluppato una recidiva come carcinoma mammario triplo negativo metastatico, sottoposta a trattamento con Sacituzumab govitecan, ottenendo un prolungato controllo della malattia.

Discussione

TNBC è un tumore mammario caratterizzato dall’assenza dei recettori per gli estrogeni e il progesterone, nonché di HER2, il che lo rende insensibile alle terapie ormonali e a quelle mirate a HER2, limitando le opzioni di trattamento a regimi chemioterapici più tradizionali. Questa mancanza di opzioni specifiche ha stimolato la ricerca di nuove soluzioni, portando allo sviluppo di Sacituzumab govitecan. Questo farmaco sfrutta un meccanismo innovativo che combina un anticorpo mirato a Trop-2, un antigene espresso in percentuale molto elevata nel tumore TNBC, con un potente agente chemioterapico, SN-38. L’anticorpo guida il chemioterapico direttamente alle cellule tumorali, massimizzando l’effetto citotossico sulle cellule neoplastiche e limitando l’impatto sul tessuto sano circostante.

Sacituzumab govitecan ha dimostrato un’efficacia notevole nel trattamento del carcinoma mammario metastatico della paziente, offrendo risultati significativi in termini di sopravvivenza e qualità della vita.

La paziente, una donna caucasica di 53 anni con diagnosi di carcinoma mammario luminale nel 2016, ha sperimentato una progressione di malattia triplo negativo, nonostante i trattamenti precedenti, inclusi chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale. Dopo una risposta iniziale alla chemioterapia in prima e seconda linea, la malattia è progredita.

Nel settembre 2022, sulal base dei dati positivi dello studio di fase III ASCENT, è stato deciso di iniziare il trattamento con Sacituzumab govitecan. Questo anticorpo monoclonale coniugato ha mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione e della sopravvivenza globale rispetto alle precedenti opzioni chemioterapiche.

Durante il trattamento, sono stati osservati miglioramenti significativi nella captazione di PET in diverse sedi. Dopo sei cicli di trattamento, i risultati PET hanno indicato un incremento della sola captazione a livello di un’unica lesione ossea (L1) portando alla decisione di continuare il trattamento con Sacituzumab govitecan e aggiungere radioterapia conformazionale sull’unica sede di evoluzione dimostrando successivamente una completa risposta metabolica. Dopo 25 cicli, la paziente mostra una persistenza di risposta metabolica completa.

La superiorità di Sacituzumab govitecan rispetto agli altri regimi chemioterapici è ulteriormente sottolineata dall’analisi dei tassi di risposta al trattamento. L’indice di risposta globale (ORR) per i pazienti trattati con Sacituzumab govitecan è stato nettamente superiore, con un tasso di risposta completa (CR) del 4% e una risposta parziale (PR) del 31%. Questi risultati hanno evidenziato l’efficacia di Sacituzumab govitecan non solo nel controllo della malattia, ma anche nel ridurre il carico tumorale in modo significativo, offrendo ai pazienti miglioramenti concreti in termini di esiti clinici e benessere generale (CB).

Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi di grado 3 (G3) più comuni descritti nello studio ASCENT per Sacituzumab govitecan sono stati neutropenia (63%), diarrea (59%), nausea (57%), alopecia (46%) e astenia/fatica (45%). La paziente ha sperimentato una buona tolleranza al trattamento e ha riportato solo eventi avversi di G1 correlati al trattamento e nessun evento avverso di G3 di tipo ematologico o gastrointestinale senza necessità di ridurre il dosaggio.

Alcuni pazienti trattati con Sacituzumab govitecan hanno mostrato risposte durature, con casi documentati di stabilizzazione della malattia per oltre 12 mesi. Queste risposte prolungate sono particolarmente significative nel contesto del carcinoma alla mammella triplo negativo, dove le opzioni terapeutiche sono limitate e la progressione della malattia è tipicamente rapida.

L’analisi dei sottogruppi ha suggerito che i pazienti con una minore carica tumorale e quelli che non hanno ricevuto numerose linee di trattamento precedenti sono più propensi a beneficiare di lunghe risposte.

La paziente ha ottenuto una risposta metabolica completa e persistente ottenendo una sopravvivenza mediana libera da progressione superiore allo studio ASCENT (5,7 mesi). ( Xagena_2024 )

Cicchiello F et al, Recenti Prog Med 2024;115(10):e52-e56

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